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Metalli Preziosi

Petrolio - Prezzi Deboli

Inserito in Petrolio

Prezzi del petrolio

Petrolio: guerra, ricatti, scorte e noli.

Il petrolio WTI boccheggia intorno a 20 dollari, dopo che Trump sta incamerando tutte le riserve possibili. La EIA lo ha segnalato con un aumento a 13,8 milioni, mentre la domanda è scesa di 1,6 milioni a settimana. Questo ha depresso i prezzi mentre la Russia ha dichiarato di non avere in programma colloqui con i sauditi e lasciando intendere che fino a giugno la situazione rimarrà precaria con naturale pressione di vendita. 

I sauditi però stanno continuando la guerra del petrolio con l'offerta del petrolio greggio dell'Arabia Saudita aumentata oltre i 12 milioni di barili al giorno. Questa azione saudita che spinge al ribasso i prezzi se continuerà ancora produrrà lo stop di moltissimi pozzi di petrolio che sotto i 20 dollari diventano antieconomici. Il rischio dello stop alle trivelle è grande. La chiusura dei pozzi rischia di rovinarli in modo irreversibile. La crisi energetica si potrebbe aggiungere al coronavirus. 

Contenuti:

Petrolio: Accordo difficile

La pandemia non è la sola causa del crollo dei prezzi del petrolio. La diplomazia non è servita a evitare la guerra. La crisi dei consumi e dei prezzi rende superfluo ogni tentativo di mediare tra i grandi produttori di petrolio con il Wti sotto 20 dollari al barile. Alcune compagnie si sono arrese fermando la produzione. La domanda petrolifera ( superava i 100 milioni di barili al giorno) si è ridotta del 25%. Nemmeno durante la crisi del 1929 c'era stato un crollo simile. Glencore ha rinunciato del tutto ad estrarre petrolio in due giacimenti del Ciad

Le raffinerie

Le raffinerie hanno subito l'onda della crisi riducendo l'attività e poi hanno registrato le prime chiusure di impianti (in Italia, ma anche in Canada e in Sudafrica). Il Pakistan impedisce l’importazione di petrolio avendo i serbatoi di stoccaggio ormai colmi. La possibilità di aumentare le scorte si esaurirà nel mondo in poche settimane, ma in alcune aree già succede. Alcuni produttori sono disposti a pagare pur di liberarsi del petrolio.

Gli Usa non vogliono la guerra

Trump insiste per una tregua della guerra dei prezzi; ha telefonato al presidente russo Vladimir Putin, concordando colloqui tra i ministri dell’Energia dei due Paesi. Ma qualunque cosa succeda, i tagli di produzione ormai stanno arrivando. La guerra continua anche se i sauditi a questi prezzi hanno difficoltà a vendere petrolio.

I tagli della produzione di petrolio rischiano di rovinare i giacimenti, gettando i semi per la prossima crisi energetica. Quando il mondo sarà guarito dalla pandemia, il petrolio potrebbe non bastare o comunque essere troppo caro per alimentare la ripresa senza contraccolpi. I prezzi negativi sono ormai una realtà per greggi poco pregiati ed estratti in zone isolate, ad esempio nel Wyoming. Il Western Canada Select, riferimento delle oil sands, vale meno di 4 dollari, negli Usa lo shale oil delle Midlands è sceso sotto 12 dollari e alcune società di oleodotti (tra cui Plains All America, secondo Bloomberg) hanno esortato le compagnie a fermare la produzione: non si sa più dove mettere il greggio.

In tutto il mondo è già stata annunciata la chiusura a bocca di pozzo di almeno 900mila barili al giorno di produzione. Goldman Sachs prevede una riduzione dell’offerta di 5 milioni di barili al giorno: impossibile stimare quanti giacimenti chiuderanno, afferma la banca, ma il fenomeno è destinato a modificare industria, geopolitica e mercato energetico.

Petrolio in super contango

Il petrolio quindi va incamerato. Infatti c’è una grande convenienza economica a conservare il greggio in attesa di tempi migliori. Il petrolio Brent ormai è in super contango: un barile per consegna tra 12 mesi vale oltre 13 dollari in più rispetto a uno per pronta consegna, uno spread ancora più ampio di quello che nel 2008-2009. Conviene stivarlo anche a bordo di petroliere ed aspettare.

Accade anche adesso, ma non è una soluzione alla portata di chiunque: i noli marittimi sono alle stelle e alcuni giacimenti sono troppo lontani dal mare (o mancano collegamenti con i porti). Anche chiudere i pozzi, mettendoli in sicurezza, è costoso. Ma la situazione è così disperata che persino qualche grande società ha già iniziato a farlo: ad esempio Glencore, che ha rinunciato del tutto ad estrarre petrolio convenzionale in due giacimenti del Ciad.

I sauditi spingono i noli

Petrolio, nella guerra dei prezzi Riad combatte anche in mare. I noli delle petroliere più grandi sono decuplicati in 72 ore a causa di un boom di prenotazioni da parte dei sauditi. Un assalto con modalità sospette, che ha accentuato le pressioni sulle quotazioni del greggio. Il mercato del petrolio è letteralmente travolto dalla guerra;  pressione sulle vendite di qualsiasi asset finanziario, compreso l’oro e il palladio, che ha subito addirittura un crollo del 30% in una sola seduta.

La guerra dei prezzi ingaggiata da Arabia Saudita e Russia, viene combattuta anche per mare, con strategie che accentuano le pressioni ribassiste sul greggio. I noli delle petroliere più grandi sono decuplicati in 72 ore – con una punta di 299mila dollari al giorno tra Golfo Persico e Asia, segnala Lloyd’s List - a causa di un boom di prenotazioni da parte di Riad: un’azione forse deliberata, che ha fatto salire a livelli record il cosiddetto contango, ossia lo sconto tra le quotazioni a pronti del greggio e quelle per le consegne a termine. 

Il contango 

È il contango incoraggia l’accumulo di scorte: quando c’è basta conservare il petrolio per ottenere un profitto. Lo stoccaggio a bordo di navi smette di essere conveniente quando i noli salgono alle stelle, a meno che il contango non aumenti anch’esso a dismisura. Ed è proprio ciò che sta accadendo. 

Riad sta ormai sfidando apertamente l’ex alleato russo: le forniture extra previste per aprile – ben 2,6 milioni di barili in più rispetto a questo mese – sono state offerte soprattutto a clienti europei e asiatici nelle aree che di solito importano molto dalla Russia, triplicando le vendite.

Il recente boom di prenotazioni saudite è incomprensibile. Bahri, la società di navigazione del Regno, ha una flotta di ben 41 Vlcc, le Very Large Crude Carriers, da 2 mb di capacità. Eppure ne ha prenotate altre 19 di cui ben 6 per la rotta verso gli Usa. 

Tags: prezzo petrolio petrolio

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