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Metalli Preziosi

Il Prezzo del Petrolio

Inserito in Petrolio

La guerra del Petrolio.

Opec+ decide il prezzo, le quotazioni ed il futuro del petrolio.

Il prezzo del petrolio si deciderà nella riunione “di emergenza” che potrebbe sbloccare un taglio alle produzioni, dopo che un mese fa esatto un altro incontro simile era finito malissimo. Russia e Arabia Saudita si erano scontrate, i russi non volevano tagli e i sauditi per rappresaglia avevano aumentando la loro produzione con sconti extra. Inoltre hanno prenotato per i prossimi mesi tutte le più grosse petroliere facendo salire i noli.  

prezzi del petrolio erano precipitati con un tonfo fortissimo nei costi al barile (20 Dollari). L'incontro ( in teleconferenza) potrebbe slittare di un paio di giorni per dare più tempo alle parti di trovare un accordo che accontenti tutti. Obbiettivo: tagliare la produzione di 10 milioni di barili al giorno.  I russi producono 10,7 milioni di barili di petrolio  al giorno ed i sauditi 9,8 milioni. L'Arabia Saudita vorrebbe che a questo punto siano tutti i paesi produttori, compresi Usa, Canada e Messico a ridurre la produzione.

Ora l'Opec allargato deve trovare una soluzione con conseguenze più che economiche potrebbero essere geopolitiche e di instabilità in un momento globale molto delicato.

Contenuti:

Previsione prezzi petrolio 

La riunione è importante perché riunisce sia Paesi esportatori di petrolio (Opec) che Paesi non Opec; è il cosiddetto Opec+. Tuttavia gli eventuali tagli alla produzione non influenzeranno il surplus di aprile e probabilmente nemmeno il surplus di maggio. Il mercato del petrolio grezzo rimarrà comunque volatile e il recupero dei prezzi dipenderà fortemente dalla ripresa della domanda. Quali previsioni quindi per quest'anno?

Una previsione ragionevole della quotazione e del prezzo del Brent per quest'anno, secondo Equita, può essere in un range di 30-40 dollari al barile se ci sarà qualche forma di accordo anche blando. Se invece la guerra dei prezzi dovesse continuare con un ulteriore calo sotto i 20 dollari, molti pozzi anche Usa, potrebbero fermarsi  del tutto.

Trump fa rimbalzare il Petrolio 

Riducendo anche decisamente la produzione di petrolio ( i tagli secchi sono problematici tecnicamente), l’Opec può par partire un rialzo, già avviato in parte in questi giorni dopo dichiarazione tattiche su tagli funambolici fatte da Donald Trump e continuato dopo l’annuncio che alla riunione c'è la partecipazione dei russi, un rimbalzo del 25%.

"Ancora una volta un tweet di Trump è stato sufficiente per generare un enorme movimento speculativo sui mercati. Questa volta il bene in questione è il petrolio. Le speculazioni sulla possibilità di un accordo tra Russia e Arabia Saudita, che coinvolgerebbe anche gli Stati Uniti, hanno spinto il prezzo del barile al rialzo", ha commentato Carlo Alberto De Casa, capo analista di ActivTrades.

Petrolio e coronavirus

Il petrolio ed il gas stanno subendo forti contrazioni, legate in questa fase al calo della domanda prodotto dall’epidemia di coronavirus, e rischia di innescare un riassetto geopolitico in diverse aree del mondo. In Medio Oriente potrebbero rinascere nuove Primavere arabe per esempio in una situazione globale già fortemente scossa. Prima la guerra dei dazi, poi il coronavirus.

La riunione di lunedì 6 aprile (ora spostata al 9 aprile) tra i paesi produttori del sistema Opec diventa un passaggio importante all’interno di un quadro delicatissimo. Il mercato dell’Oil&Gas sta subendo forte contrazioni, come un’analisi di Sace (Cdp), legate in questa fase al calo della domanda prodotto dall’epidemia di coronavirus. Le conseguenze più che economiche potrebbero essere di valore geopolitico: instabilità e turbolenze, cambi di posizionamenti e posture che potrebbero andare ben oltre al presente.

Calo della domanda di petrolio

Pesa il problema del calo drastico della domanda di petrolio. L’epidemia non si esaurirà in tempi certi, e con ogni probabilità nelle fase di de-escalation (ancora lontana, basta pensare alla crisi in corso negli Stati Uniti) si porterà dietro una danza su nuovi cluster e riattivazioni. Per esempio Singapore, grandissimo consumatore. 

Questo venerdì la città-stato ha disposto un lockdown preventivo per i prossimi giorni per l’attivazione di un nuovo focolaio. Viste le condizioni generali, dunque, non è azzardato pensare che sia iniziata una nuova era di prezzi del petrolio stagnanti. E i suoi effetti politici potrebbero rivelarsi più profondi di quelli economici.

Conseguenze geopolitiche

Dal punto di vista geopolitico il controllo delle risorse energetiche rappresenta un elemento fondamentale per il mantenimento di potere autoritari come quelli del Golfo, o dei paesi dell’Asia Centrale, o l’Iran, la Russia, e il Venezuela. I conti dello stato sono vincolati agli asset energetici: da lì escono sussidi e servizi ai cittadini, ma anche la linfa vitale per i cerchi concentrici del potere che compongono su vari livelli le leadership.

Il prezzo basso del petrolio può portare instabilità, con processi di cambiamenti dello status quo dalla conseguenze imprevedibili. Dipenderà certamente da Paese a Paese. Casi come la Russia e l’Arabia Saudita, o Qatar ed Emirati Arabi, che hanno accumulato riserve finanziare importanti, altri come Bahrein, Iraq o il Turkmenistan – o anche l’Oman alle prese col nuovo corso del potere – potrebbero entrare in difficoltà.

Il Petrolio iraniano

La crisi dei prezzi del petrolio in termini di domanda potrebbe colpire pesantemente l’Iran, che soffre già l’epidemia molto pesantemente. Più piani si intersecano: per via delle sanzioni re-impostate dagli Stati Uniti contro Teheran, la vendita del greggio iraniano – già precipitata – prendeva quasi esclusivamente la via cinese. Ma SarsCoV2 ha messo in ginocchio la Cina, fermandone l’economia e dunque anche i consumi di energia.

La domanda calante deprime l'Iran in difficoltà, tanto che ha dovuto chiedere un finanziamento da parte del Fondo monetario internazionale. Una via che farebbe perdere sovranità all’Iran, e che potrebbe portarsi dietro un riassetto delle dinamiche che la Guida suprema avalla come proiezione di influenza regionale: l’assistenza a vari generi di schiere armate in Libano, Iraq, Siria, Afghanistan, Pakistan, Palestina.

Medio Oriente instabile 

Un altro esempio che invece riguarda dinamiche interne ai vari Paesi, con potenziali ripercussioni regionali per la maggior parte dei regimi mediorientali, consiste nelle crescenti difficoltà nel fornire alle proprie popolazioni lo stesso livello di servizi, posti di lavoro e benessere di cui godevano le generazioni precedenti.

Il cambiamento in peggio ha causato molteplici ondate di proteste in tutta la regione. Gli sviluppi nel mercato del petrolio con l’imprevedibile impatto sociale ed economico della pandemia in corso, potrebbero presto trasformarsi in un mix ancora più esplosivo, accelerando le attuali crisi in paesi privi di importanti buffer finanziari, come Libano, Egitto o Giordania, causando ulteriori episodi di instabilità in tutta la regione. 

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