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Previsioni FMI - La Crisi

Inserito in Previsioni

FMI Global Financial Report.

Previsioni del Fondo Monetario Internazionale: crisi globale.

Il FMI prevede l'avvicinarsi di una crisi finanziaria internazionale. Già a febbraio aveva abbassato le previsioni di crescita. Ora la previsione è circostanziata: le variabili finanziarie globali segnalano sei indicatori in rosso, agli stessi valori che precedettero la crisi del 2007-2008. Tutto nel "Global financial stability report". Grafici che mostrano la pesantezza della situazione. Report confermato alle previsioni dell'ultimo "World Economic Outlook" il quale indica una crescita del 2019 al 3%, in calo dal 3,2% previsto a luglio. La guerra dei dazi tra Usa e Cina ridurrà quest'anno la crescita globale ai minimi dal 2008, dice il Fondo Monetario Internazionale, secondo cui le previsioni hanno prospettive che potrebbero peggiorare, se la guerra commerciale continuasse.

Contenuti:

Il Fondo Monetario Internazionale dunque fa previsioni negative: ci sono alcuni segnali della crisi che sta arrivando; segnali che li abbiamo visti anche alla vigilia della crisi 2007-2008.

Tassi negativi

Il primo segnale di allarme è l’enorme crescita dei titoli, privati e pubblici, con tassi negativi cioè sotto zero, tanto è vero che molte banche chiedono una remunerazione sui depositi dei clienti. L’entità è arrivata a 15 mila miliardi di dollari, e si stima che in tre anni il 20 per cento dei bond statali “offriranno” tassi negativi. La causa sono state le politiche di quantitative easing degli ultimi anni di Fed e Bce: hanno evitato il peggio ma hanno creato un mare di liquidità. “Con i tassi bassi o negativi si incoraggia l’assunzione di rischi e una graduale crescita della vulnerabilità finanziaria”, spiega il rapporto.

Finanziarie non bancarie

Il secondo segnale d’allarme riguarda il sistema delle finanziarie non bancarie che prestano denaro. Facilitate dai tassi bassi e spesso senza un capitale adeguato hanno inondato il pianeta. Molte economie, circa l'80 per cento, di quelle più finanziarizzate segnalano una debolezza e vulnerabilità del settore “non bank” crescente.

Imprese indebitate

Il terzo segnale è l’alto livello dei debiti poco sicuri delle imprese che, dice il Fondo, è in crescita in parecchie economie avanzate; in Italia ad esempio supera il 50 per cento. Si tratta complessivamente di 19 mila miliardi di dollari, circa il 40 per cento dei debiti aziendali delle economie sviluppate, considerati a rischio. Un livello più alto della crisi del 2008.

Fondi pensione e assicurazioni 

Fondi pensione e assicurazioni a rischio. Con i tassi bassi stanno cercando investimenti maggiormente remunerativi e dunque incappano nel rischio. Il tasso di investimenti più rischiosi è salito dal 5 al 20 per cento negli ultimi dieci anni. Gli effetti sono da considerare attentamente: i grandi investitori istituzionali hanno sempre fatto da stabilizzatori del mercato e ora, con portafogli in parte illiquidi, rischiano di perdere questa capacità. Le banche inoltre con tassi negativi stanno perdendo margini di profitto e la loro valutazione di mercato sta scendendo.

Debito paesi emergenti

Il problema del debito dei paesi emergenti è sempre esistito, ma ora sta peggiorando fortemente. I paesi emergenti si stanno indebitando con i paesi avanzati dove i tassi sono bassi: il debito estero è salito al 160 per cento del valore delle esportazioni rispetto al 100 per cento del 2008. Naturalmente una stretta delle condizioni finanziarie sarebbe fatale. Sono economie fragili.

Prestiti in dollari

Il mondo è dollaro centrico, tutto gira attorno al dollaro usa. Ora molte banche fuori dagli Stati Uniti hanno elargito prestiti in dollari fino a 12 mila miliardi di dollari. Sono prestiti che spesso vanno a finanziarie operazioni di acquisizioni in paesi emergenti: è naturale che una rivalutazione del dollaro o un aumento dei tassi porterebbe danni alle banche prestatrici e ai paesi che hanno ricevuto i prestiti.

Il debito globale aumenta

Questi segnali di allarme si manifestano in uno scenario dominato dalla bolla del debito, pubblico e privato, mondiale. Il debito globale continua ad aumentare e nel 2018 è risultato pari al 226 per cento del Pil mondiale, in lieve rialzo rispetto al 2017 quando era il 225 per cento e nettamente superiore ai livelli precedenti alla crisi. Il debito pubblico è al 82,8 per cento del Pil globale, mentre quello del settore privato non finanziario al 143,6 per cento. 

Scenario incerto

I problemi dell’economia globale sono condensabili in poche macrocategorie. Incertezza della sfida Usa Cina. Cina e Usa continuano una sfida strategica che conosce, mese dopo mese, accelerazioni e frenate. Incertezza delle Borse. l’atteggiamento dei mercati finanziari, “dopati” dal ritorno al quantitative easing dopo il panico di fine 2018. In assenza di stimoli ulteriori nell’economia reale, un Qe globale di bassi tassi e pochi investimenti concreti potrà tenere alti gli indici, ma non appianare le contraddizioni soprattutto negli Usa.

L'Europa è assente

L’Europa è prigioniera di un’ideologia economicista depressiva e dell’illusione di regole sorpassate nell’era della globalizzazione. Non si accorge che non è conveniente castrare gli strumenti che consentono la competizione a livello globale (creazione di campioni nazionali, sostegno all’industria, investimenti infrastrutturali e in occupazione); che indugiare nelle orazioni moraliste sul debito pubblico e le generazioni future, ripetute ossessivamente, portasse la crescita e qualcosa di positivo. L’Europa, una nana politica, che rifiuta di considerare anche solo lontanamente la sfera di una competizione sul piano geopolitico, è finita per essere oggetto, e non soggetto, delle dinamiche globali.

Tags: Fondo FMI previsioni

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